Un'opera di struggente bellezza.
La recensione di Alvise Bompensa

l'albero dei cappelli_Ti bastano poche righe per capire che una storia è buona, soprattutto se da sempre insegui racconti compiuti, esatti, definitivi, nei quali sperimentare il piacere di una trama nuova, originale, coinvolgente.

Se poi questa storia è ambientata in una terra che ti appartiene e che conosci, riesci anche a localizzare in un punto ideale nello spazio i personaggi del racconto e li segui meglio, li capisci prima perché quella terra è una parte del loro carattere, del loro modo di vedere il mondo.

C’è un Abruzzo ideale nel bellissimo libro di Lorenzo Pierfelice “Il circo errante dell’equilibrio”, un Abruzzo che conosciamo bene, fatto di terra e di mare, di riti, di tradizioni e uomini incastrati nei loro piccoli paesini a costruire mondi immaginari, storpiare nomi, raccontare fatti e microfatti, in una provincia certe volte troppo pigra e troppo immobile perché valga la pena di essere raccontata.

La stessa impossibilità di raccontare l’immobile che il protagonista del libro proclama fino alla fine, anche se di fronte a sé è cambiato tutto.
Quello che Lorenzo fa è costruire l’immobile a partire dall’equilibrio, e così si scopre che se il prima e il dopo sono identici l’uno con l’altro, quello che c’è in mezzo è una storia accattivante, rotonda, circolare, che connette uomini e cose apparentemente distanti, scopre fatti attraverso casi sempre nuovi, come refoli di vento che sfiorano i vestiti di un’equilibrista sul timone di un travocco.

L’Abruzzo di Lorenzo è un Abruzzo marinaro, fatto di salsedine, piatte nazionali che tagliano lo spazio da nord a sud, banchi di sabbia eterni popolati di bimbi chiassosi che “ricalano” dalle montagne. Lu sand nindDa Loreto Aprutino Lorenzo ha saccheggiato la storia del nostro Santo patrono, la sua particolarità, le sue stranezze (vere o presunte).

La sua storia però è molto altro, e l’Abruzzo è il trampolino adagiato sul mare per intrecciare tre racconti che partono lontani l’uno dall’altro, storie di uomini dalle miserie diverse, ma tutte allacciate intorno alla malinconia straziante di un passato, di una stagione, che li ha trasformati tutti e li ha resi diversi, forse più duri. È il palcoscenico di personaggi disegnati in maniera esatta nelle loro piccole manie, nelle loro miserie, nel vissuto di rapporti di potere sempre sbilanciati, comunque dolorosi.

Per essere un'opera d'esordio “Il circo errante dell’equilibrio” è già maturo ed è, nella sua struggente bellezza, il risultato di un percorso artistico che Lorenzo ha avviato anni fa. La trama, non scontata e circolare, è il risultato di un’analisi geometrica del disequilibrio che viene dalle sue esperienze pittoriche e grafiche.

A noi è piaciuto perché ci ha ricordato un pezzo della nostra storia e perché ce ne ha fatta vivere un’altra, immaginifica e triste al tempo stesso.
Siamo convinti che anche voi ne resterete affascinati.

Alvise Bompensa